Conte giovani

Giuseppe Conte parla poco di istruzione, pochissimo di scuola, molto di “capitale umano”. L’espressione, evidentemente, gli piace: suona bene, sta bene su tutto, assicura un certo standing. Ma che sarà mai, in fondo, ‘sto capitale umano?

Puntare sul capitale umano dovrebbe significare puntare sui giovani, investendo prima di tutto su scuola e università.

Nell’era pre Covid la situazione era già tragica. Tra i Paesi dell’Ocse, l’Italia era all’ultimo posto per spesa pubblica destinata all’istruzione, avevamo uno dei tassi più alti di abbandono scolastico, il tasso più basso di laureati dopo la Romania, i docenti tra i peggio pagati, gli studenti tra i più ignoranti e che più faticano a comprendere il senso di un testo scritto teoricamente alla loro portata.

Tra tutti, l’ultimo dato è senz’altro il più allarmante. Anche perché è chiaro che, per come il governo sta gestendo l’emergenza sanitaria, mentre gli altri dati di sicuro non miglioreranno, questo è certo che peggiorerà. Siamo, infatti, il Paese europeo che ha tenuto chiuse le scuole più a lungo, la didattica a distanza non ha raggiunto il 20% degli studenti e chi pure ne ha potuto beneficiare ha fatto molte meno ore di lezione ed ha studiato molto meno del solito.

Il problema è gigantesco, eppure nessuno ne parla. Il ministro dell’Istruzione, Lucia Azzolina, è troppo occupato a reperire banchi a rotelle per preoccuparsi del grado di formazione di chi ci si dovrà sedere sopra. Situazione tragica, considerando che gli studenti di oggi saranno la classe dirigente di domani. Tragica anche perché il lavoro giovanile risulta essere, cosa mai avvenuta prima in tali proporzioni, il più colpito dalla recessione in corso.

Un governo serio farebbe dei giovani e dell’istruzione il primo punto della propria agenda politica e il target principale dei propri investimenti pubblici. Non è questo il caso. Poche risorse, pochissima attenzione, nessun progetto. Resta solo un dubbio: di cosa parla Giuseppe Conte quando parla di capitale umano?


Il testo è un estratto dell’intervento pubblicato oggi sul quotidiano Il Foglio.

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